sabato 29 settembre 2012

400 km/h: Trenitalia punta all'Europa



"Il treno europeo Alta Velocità del 21esimo secolo, oltre che il più bel treno al mondo": Trenitalia vuole fare le cose in grande. Ci riuscirà?



400 km/h: Trenitalia punta all'Europa - "Il treno europeo Alta Velocità del 21esimo secolo, oltre che il più bel treno al mondo": Trenitalia vuole fare le cose in grande. Ci riuscirà?“Frecciarossa 1000 ha, davvero, tutte le carte in regola per diventare il treno europeo Alta Velocità del 21esimo secolo, oltre che il più bel treno al mondo.” Parola di Trenitalia, alla vigilia della presentazione del treno che promette battaglia (buona) al sistema trasporti italiano. E non solo. Dopo lo svelamento di Rimini, il  mock up è stato presentato anche a InnoTrans di Berlino, l’importante Fiera internazionale delle innovazioni tecnologiche del mondo del trasporto. Ma cerchiamo di capire di cosa si tratti.

Frecciarossa 1000 sarà il treno destinato, in pochissimi anni, ad imporsi nel già rivoluzionato mondo dell’alta velocità ferroviaria, sia italiana sia europea. Questo si propone come il treno più veloce mai prodotto in serie in Europa, raggiungerà la velocità massima di 400 km/h e innalzerà la velocità commerciale sulla rete AV italiana a 360 km/h, riducendo ulteriormente i tempi di viaggio. Per fare un esempio, per spostarsi tra Roma e Milano basteranno 2 ore e 20 minuti. 

Una delle principali novità tecnologiche riguarda l’adattabilità del treno alle reti ferroviari degli altri stati europei, che consentirà al nuovo treno di muoversi senza problemi sui binari di Francia, Germania, Spagna, Austria, Svizzera, Olanda e Belgio, adattandosi in maniera rapida ed efficace ai diversi sistemi di segnalamento e di alimentazione elettrica. 

Frecciarossa 1000 vuole offrire le più innovative soluzioni tecnologiche, per garantire sicurezza, affidabilità e comfort. Il suo profilo sarà aerodinamico di assoluta originalità ed efficacia e un design di grande raffinatezza ed eleganza, con una particolare attenzione a comodità, spaziosità e massima accessibilità. 

Per la sua realizzazione saranno accuratamente scelti tutti i materiali atti ad offrire le migliori  performance oggi realizzabili in termini di risparmio energetico, ridotte vibrazioni, insonorizzazione, contenuto impatto ambientale, efficace connettività wi-fi

Ancora nessuna notizia su partenze e  prezzi: occorre pazientare. E sperare che non si riveli in una promozione da tanto fumo e poco arrosto, tenendo in considerazione che FS ha previsto un piano d’investimenti 2011- 2015 di 27 miliardi, dei quali 10 in autofinanziamento.

venerdì 28 settembre 2012

Stati Generali, la Lega prova a ripartire. Maroni: "Inizia la nostra rivoluzione



maroni congresso


Nessun sole delle Alpi o bandiera del movimento nelle sale del Lingotto fiere di Torino, dove sono iniziati i lavori degli Stati generali del Nord, organizzati dalla Lega. Come era nell'intenzione degli organizzatori, che hanno pensato l'evento come un appuntamento per aprire il Carroccio al confronto con il mondo produttivo del Nord, nelle stanze del Lingotto e' stato allestito solo qualche pannello con scritto 'Prima il Nord', slogan scelto da Roberto Maroni gia' dal congresso del primo luglio, in cui e' stato eletto segretario federale, per ribadire la centralita' della questione settentrionale nella nuova Lega.
Al Lingotto, intanto, sono arrivati i circa 100 imprenditori che dialogheranno domani col ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, e ascolteranno l'intervento del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. Gli imprenditori parteciperanno nel primo pomeriggio ad alcuni workshop tematici a porte chiuse. Sei i temi scelti dagli organizzatori: identita', storia e culture; infrastrutture materiali e immateriali; riforma fiscale, lavoro e sviluppo; welfare; Nord e Sud Europa; e giovani e futuro. Al suo arrivo, a Torino, Maroni ha spiegato: "Qualcosa sta cambiando positivamente, siamo molto impegnati in questo cambiamento. Il rinnovamento e' la parola d'ordine per noi". A pochi metri dal Lingotto Fiere, la festa nazionale della Lega Piemonte, dove, domenica, sono in programma i comizi di Maroni e Umberto Bossi.
"Prima giornata degli Stati generali del Nord, comincia la nostra rivoluzione". Cosi' Roberto Maroni, su Twitter, saluta l'inizio dei lavori della due giorni in cui la Lega si aprira' al confronto con il mondo produttivo del Nord, in programma oggi e domani al Lingotto di Torino. "Il futuro passa da Nord - scrive in un altro tweet il segretario federale del Carroccio - e vuol dire onesta', rispetto e voglia di fare. Questa e' la Lega che voglio".
I lavori degli Stati generali del Nord si apriranno stamane con i workshop tematici, a porte chiuse e riservati agli oltre cento imprenditori accreditati. Previsto, per domani, invece, il 'question time' con il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, e dibattiti con, tra gli altri, il Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, e il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni.
"Il rinnovamento e' la parola d'ordine per noi". Cosi' Roberto Maroni, appena arrivato al Lingotto di Torino dove, nel pomeriggio, prenderanno il via i lavori degli Stati generali del Carroccio. "Qualcosa sta cambiando positivamente - ha detto Maroni - siamo molto impegnati in questo cambiamento. Il rinnovamento e' la parola d'ordine per noi".


La Calabria svela i rimborsi: al monogruppo di Loiero più di 300mila euro



Pubblicati finalmente online i conti della Regione sui gruppi consiliari. Il totale è quasi 4 milioni e mezzo. L'ex governatore unico componente di "Autonomia e Diritti", premiatissimo, si difende



La Calabria svela i rimborsi Al monogruppo di Loiero più di 300mila euro
Dopo anni di opacità e bilanci nascosti, Ra regione Calabria ha pubblicato ieri online 1 i rimborsi che ha fornito ai suoi gruppi consiliari nel 2011.

Il totale è di 4 milioni e 462mila euro, di cui - viene precisato - 1 milione 620mila serve per le trattenute dei collaboratori (ma quanti ne hanno?). La cosa più interessante, però, è guardare la composizione dei gruppi. Si scopre così che al misto, dove sono in 3, di cui due eletti nel Pd e uno nell'Udc, sono arrivati 357.601 euro. Che divisi per tre, e senza considerare gli stipendi, fa già una bella somma.

Ha fatto meglio l'ex governatore Agazio Loiero, presidente e unico componente del gruppo Autonomia e Diritti: per lui 335.186 euro, di cui addirittura 212mila di riepilogo trattenute collaboratori. Gliene restano oltre 120mila netti. Decisamente, Loiero è caduto in piedi.

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Dall'on. Agazio Loiero riceviamo e pubblichiamo

La cifra globale si riferisce all'intero contributo nelle disponibilità del gruppo di AD, formato all'inizio da quattro componenti, di cui io non facevo parte perché all'epoca ero iscritto al PD.
   Per il primo anno della legislatura questo gruppo era composto da quattro consiglieri regionali eletti nella lista di AD: Ciconte, che era capogruppo, Mirabelli, Bruni e Franchino. Poi, nel maggio 2011 io ho lasciato il PD e 

mi sono iscritto al gruppo di AD. Nel frattempo però alcuni consiglieri andarono via e il gruppo fu costituito per un breve periodo da me, Ciconte e Bruni. Subito dopo anche Ciconte se ne andò e rimanemmo Bruni (come capogruppo) ed io fino al settembre 2011, quando anche Bruni lasciò e rimasi da solo nelle funzioni di capogruppo. Funzioni per le quali ho consumato 77 mila euro. 
   Dal luglio dell'anno scorso mi sono battuto, tra i pochi insieme al capogruppo del PD Sandro Principe, per dimezzare del 50% il contributo ai gruppi, cosa che siamo riusciti ad ottenere nella conferenza dei capigruppo dello scorso lunedì". 

Mal di schiena, molti (sbagliando) prescrivono ancora il riposo


È provato che restare attivi riduce il mal di schiena, ma il riposo assoluto è raccomandato ancora a molti pazienti

MILANO - Tutte le linee guida in tema di mal di schiena parlano chiaro: chi si ferma è perduto. Il riposo assoluto non fa bene, anzi: bisogna restare attivi e anche andare al lavoro, appena è possibile farlo. Invece, in barba a tutte le indicazioni, molti specialisti continuano a prescrivere «una piccola pausa dal lavoro» convinti che l'attività possa peggiorare i sintomi e ritardare la guarigione. Succede, almeno in Inghilterra, stando ai dati pubblicati sulla rivista Pain e raccolti da ricercatori dell'università di Londra su osteopati, fisioterapisti e chiropratici, ovvero i professionisti a cui più spesso si rivolgono i pazienti con mal di schiena dopo il medico di base.
STUDIO – Gli autori hanno chiesto ai partecipanti se e quante volte avessero visitato il luogo di lavoro dei loro pazienti con mal di schiena, se avessero consigliato il riposo e se avessero indicato ai pazienti esercizi da poter fare durante l'orario di lavoro. Hanno inoltre valutato se i professionisti ritenessero un obiettivo del trattamento il ritorno a una piena mobilità e anche le loro convinzioni circa il lavoro, se e quando lo ritenessero dannoso per i pazienti e quali consigli dessero in merito ai loro assistiti. Ebbene, l'80 per cento ammette di aver consigliato l'astensione dal lavoro ai pazienti con mal di schiena qualche volta, il 13 per cento addirittura l'ha fatto spesso o sempre; per fortuna l'83 per cento ha prescritto esercizi specifici da poter fare sul luogo di lavoro per ridurre il dolore, ma c'è un 70 per cento che non ha suggerito ai pazienti modifiche ergonomiche per ridurre i fastidi alla schiena.
FISIOTERAPISTI – I fisioterapisti sono risultati i professionisti meglio documentati sul tema, e in percentuali più basse consigliano il riposo; rispetto a chiropratici e osteopati, sono più di rado convinti che il lavoro possa provocare o peggiorare il dolore e tendono a limitare la durata dei cicli di trattamento, consigliando ai pazienti un rapido ritorno alle normali attività. «Il mal di schiena è la seconda causa di assenteismo nel nostro Paese – spiega il coordinatore dello studio, Tamar Pincus dell'università di Londra –. Questi dati indicano che molto potrebbe dipendere dalle false credenze dei professionisti a cui si rivolgono i pazienti. Abbiamo notato che pochissimi visitano il luogo di lavoro dei pazienti, e questo è molto negativo: sappiamo infatti che è assai utile intervenire in ufficio per modificare parametri che possono incidere sul mal di schiena, come l'ergonomia di sedie e scrivanie. Per ridurre i costi delle assenze dal lavoro e consentire ai pazienti di non “immobilizzarsi”, come consigliano le linee guida, è opportuno che i professionisti quantomeno si informino bene sul tipo di impiego dei pazienti e offrano consigli adeguati a garantire una buona permanenza in ufficio nonostante il mal di schiena».

Volete vivere più a lungo? Tagliatevelo


Secondo uno studio coreano gli eunuchi vivevano molto più degli uomini “interi”.Gli uomini preferiscono le bionde ma gli eunuchi vivono più a lungo. Uno studio da parte di un team di scienziati storici sud coreani, pubblicato sulla rivista Current Biology,  dimostra che la vita media degli eunuchi che vivevano alla corte del Re era decisamente più lunga di quella degli uomini normali che vivevano in simili condizioni socio-economiche.
Volete vivere più a lungo? Tagliatevelo
Lo studio ovviamente si riferisce a persone castrate durante l’adolescenza (quindi non mettetevi strane idee in testa) ma sembra confermare la teoria che gli ormoni sessuali maschili, testosterone in primis, riducano notevolmente la longevità. In effetti, le donne vivono generalmente più a lungo degli uomini ma questo dato era fino ad oggi attribuito soprattutto alle proprietà benefiche dell’estrogeno (il principale ormone sessuale femminile).
I dati studiati si riferiscono a un gruppo di 81 eunuchi, vissuti tra il XIV e l’inizio del XX secolo, con una vita media di 70 anni, contro i 56 anni di vita media per gli uomini normali loro contemporanei. Addirittura molti eunuchi vivevano oltre i 100 anni con un tasso nettamente superiore a quello di oggi: nel Giappone odierno si registra un centenario ogni 3.500 persone, mentre negli USA ce n’è uno ogni 4.000 abitanti. Tra gli eunuchi coreani il rapporto era trenta volte superiore.
Ulteriori studi, magari anche tra altre popolazioni, saranno necessari per determinare che la longevità sia legata alla castrazione e non ad altri fattori socio-comportamentali.
Per esempio, non è che gli uomini “interi” vivessero meno perché tendevano a mettersi nei guai un po’ troppo spesso?

"Ero un'impiegata. E ora faccio la lap dancer"


I Night Club, un tempo roccaforte delle straniere, ora sono affollati da lavoratrici italiane. A causa della crisi -il campionato mondiale di pole dance


"Ero un'impiegata. E ora faccio la lap dancer"
L’altezza, prima di tutto. Non inferiore al metro e settantacinque, accompagnata da lunghe gambe e curve mozzafiato. E poi gli occhi, da gatta, preferibilmente chiari, su visi da bambola di porcellana. Canoni estetici severi, a cui non si sfugge, controllati con rigore da giudici inflessibili.
Via Manzoni, pieno centro di Milano. Davanti a uno storico locale, che negli anni della “Milano da bere” si vantava di avere fra la sua clientela il jet set internazionale, dove persino l’avvocato Gianni Agnelli aveva un cocktail battezzato in suo onore, c’è un’insolita fila di ragazze. Splendide come fotomodelle - tanto che alcune di loro hanno in mano un book fotografico - ma che indossatrici non sono. Non si trovano lì davanti, infatti, per calcare passerelle in abiti da sera, ma per lavorare comeentraîneuse. Fra tutte, ne spicca una. Capelli biondo grano raccolti in una treccia, portamento nobile, zigomi alti e occhi azzurro cielo. Sembra una ragazza di San Pietroburgo. Ma si chiama Manuela, ed è di Pavia.
Via Tonale, zona Stazione Centrale. Defilato in un angolo della strada, ma segnalato da vistose luci al neon che compongono la sagoma di una ballerina, c’è uno dei locali di lap dance più famosi della città. Aperto 24 ore su 24, richiama turisti di passaggio, pubblico straniero, ma anche una clientela affezionata. Un tempo, a ballare sul palco argentato, provviste di parrucche colorate e costumi succinti, proprio come la fragile e splendida spogliarellista interpretata da Natalie Portman nella pellicola Closer, erano soprattutto ragazze brasiliane. Oggi, in lizza per esibirsi, ci sono Elisa, Federica e Ylenia.
Alcune sono studentesse, che hanno bisogno di un impiego part-time altrimenti introvabile. Altre, invece, un lavoro a tempo pieno lo avevano eccome. Segretarie, centraliniste, hostess, impiegate. E poi ancora indossatrici e aspiranti attrici. Ma a tutte la crisi economica ha “ucciso” il lavoro. E così si sono ritrovate a mettere da parte denaro con un’occupazione che, anni fa, per loro sarebbe stata inimmaginabile.
A spiegare bene la situazione ci pensa Patrizia, 29 anni, lineamenti raffinati e abbigliamento elegante. Ha appena affrontato la (severa) selezione nel noto night club a due passi dal teatro La Scala. E le è andata bene. “Lavoravo da quattro anni come commessa in un negozio d’alta moda in via della Spiga. Lo stipendio non era altissimo, meno di mille euro al mese, ma non mi lamentavo”. Tre mesi fa, la lettera di licenziamento. Motivazione: riduzione del personale. “Ho mandato il curriculum a decine di altre negozi, a Milano e nell’Hinterland. Ma niente. Mi sono anche proposta come cassiera nei supermercati. Senza successo. Il direttore di un noto supermarket mi ha persino detto che ero troppo bella per lavorare lì. E allora mi sono detta: mi gioco la carta dell’avvenenza. Conoscevo questo night club perché a volte ci passavo davanti in pausa pranzo, sapevo quanto erano rigorose le selezioni delle ragazze. Ma ho tentato ugualmente. E ora mi pagheranno 180 euro al giorno, regolarmente retribuita. Certo, non è il lavoro che sognavo da bambina. Ma mica sarà così per sempre”.
Borsa Fendi, jeans attillati e scarpe in vernice rossa, occhi nocciola e capelli ramati, Federica, 31, lavorava come hostess e interprete alla Fiera di Milano. “Per ogni evento di 4-5 giorni riuscivo a portare a casa circa mille euro netti. Nessuna assunzione, certo, e una ritenuta d’acconto da parte dell’agenzia che mi faceva lavorare. Ma facendo due o tre fiere al mese mettevo insieme uno stipendio dignitoso”. Poi tutto è cambiato. Gli ingaggi sono diventati sempre più sporadici, fino a scomparire quasi del tutto. “Mi sono ritrovata da sola, con l’affitto di un monolocale da pagare. Che dovevo fare? Il lavoro come entraîneuse me l’ha proposto un amico, che lavora come buttafuori in quello stesso locale. Si tratta di sorridere, offrire da bere, parlare. Nessuno mi ha mai chiesto di più. I patti sono chiari dall’inizio”.
Hanno chiesto di ballare una scatenata pole-dance, invece, seminuda e disinibita, a Elisa, 30 anni, ex centralinista in un centro estetico, fisico statuario e carnagione ambrata. “Il proprietario del locale appena ha saputo che ero italiana mi ha presa al volo. Loro le italiane le vedono come una benedizione: nessun problema di comunicazione linguistica, niente repentini ritorni in patria, documenti a posto e tesserino sanitario”. “Certo – prosegue – all’inizio è stata dura. Esibirmi di fronte a tutti quegli uomini, per me che avevo provato la “pole dance” soltanto in palestra con le amiche, per scherzo, è stato uno shock. Ma ogni volta chiudo gli occhi, penso di recitare in un film, e tutto passa. A volte mi diverto persino. Del resto il mio sogno era proprio quello di fare l’attrice. Dai sogni però prima o poi ci si sveglia. E si fanno i conti con la realtà”.
Pelle bianco latte e curve sinuose, Ilaria, 28, l’attrice l’ha fatta per davvero. Per una piccolacompagnia teatrale, e poi in qualche spot televisivo. E, per mantenersi, lavorava come segretaria in uno studio legale a 1.100 euro al mese. Da quando è rimasta senza lavoro, e gli ingaggi artistici sono scomparsi, si esibisce come ballerina di Burlesque in un night club a due passi dal Duomo di Milano. “Non ci trovo nulla di sconveniente o immorale – spiega – e lo vedo solo come un momento di passaggio della mia vita. Poi quando troverò di nuovo un impiego dove, per lavorare, non dovrò per forza mettermi in lingerie, beh, ricorderò tutto questo sorridendo”.
Sorride raramente, invece, se non quando si esibisce sul palco, Ylenia, 33 anni, originaria di Lecce, mamma di un bimbo di 5 anni. Il suo è lo strip tease più atteso del locale. “Come sono finita a fare la spogliarellista? E’ una storia lunghissima. Dico solo che fino a un anno fa mi occupavo di contabilità. Ora riesco a pagarmi affitto e bollette, ma solo in attesa di trovarmi un altro lavoro serio. E ogni sera prego che in questo posto non entri mai nessuno che conosco. Anche se la vera vergogna non è questa, ma guardare negli occhi mio figlio e non avere nulla da offrirgli”.
Racconta l’addetto alla sicurezza del locale: “Una volta questi posti erano un’esclusiva delle russe e di qualche sudamericana. Le italiane facevano le snob. Ora invece sai quante sono? Tantissime. Anche noi però, ovviamente, sentiamo la crisi. E i compensi per le ragazze non sono più quelli di una volta. Ma non se la passano per niente male. Perché, chissà per quale strano motivo, la gente in tempo di crisi rinuncia a tutto. Tranne che ai vizi

Un omaggio per il campione romagnolo, a un anno dalla sua scomparsa (con un contributo di Valentino Rossi)

“Il nostro Sic”. Marco Simoncelli ricordato dai suoi genitori

A quasi un anno dalla tragica morte di Marco Simoncelli, esce per Rizzoli un libro scritto dai suoi genitori, Paolo e Rossella: Il nostro Sic.
La presentazione ufficiale sarà questo weekend nella cornice delcircuito di Misano, in occasione del Gran Premio di San Marino, la gara “di casa” per Sic. Nel tracciato, a lui dedicato, saranno tante le iniziative dedicate al pilota di Coriano, morto lo scorso 23 ottobre.
Ne Il nostro Sic c’è la storia di un bambino cresciuto nella campagna romagnola, appassionato di motociclette, che aveva il sogno di diventare un giorno come Eddie Lawson e Valentino Rossi. Un ragazzino un po’ casinista, che dalla sella non si è più staccato, fino a diventare il capelluto e promettente campione che abbiamo avuto la fortuna di conoscere in tanti MotoGP.
La sua parabola è raccontata da trenta personaggi che lo hanno conosciuto: famigliari, colleghi in pista, amici. Tra questi spicca la voce di Valentino Rossi; ecco un estratto:
"Con gli anni, va beh, siamo diventati anche avversari, perché il Sic era cresciuto. Verso la fine del primo anno in MotoGP aveva cominciato ad andare forte, ed è stato un peccato che io sia andato alla Ducati con tutti quei problemi perché così quando è diventato forte lui ho cominciato a far cagare io, quindi non c'è mai stata una vera lotta come alla Cava, da giocarsela per le posizioni importanti all'ultimo giro. È stato un peccato, sarebbe stato divertente."
E ancora:
"Era molto dolce in tanti suoi comportamenti. Poi era un ignorante anche lui, un testone, e in pista, cazzo, anche se eri un suo amico ti faceva sempre girare i coglioni. (...) Secondo me lui pensava: "Sono un pilota gigante rispetto agli altri. Pago i miei svantaggi rispetto a questi nani, però almeno se c'è da fare una lotta corpo a corpo faccio valere i miei chili". Comunque era molto bello lottare con lui... Ok, era uno che le sue cappelle le faceva, (...) però gli altri piloti si erano accaniti, soprattutto Stoner e Lorenzo, perché avevano paura di lui."
Accompagna il racconto una raccolta di oltre duecento fotografie a colori, documenti di pista e QR code con rari video del Sic.