mercoledì 20 aprile 2016
Esame di avvocato senza codici: HELP!
Tra le novità più rilevanti oggetto del recente decreto Ministero Giustizia 25 febbraio 2016, n. 48, relative all’esame di avvocato, c’è senz’altro quella relativa all’abolizione dei codici commentati a partire dal 2017 (v. Esame di avvocato: riforma rinviata di 2 anni).
Cerchiamo di capire il perché di questa scelta, e vediamo cosa cambierà per i praticanti nella strategia di approccio all’esame.
Le motivazioni dell’abolizione dei codici commentati
L’uso dei codici commentati è stato introdotto nel 1989, con la riforma dell’epoca. Tale introduzione pareva logica e coerente con la preparazione richiesta al candidato. Si richiede infatti che l’avvocato sia non tanto una sorta di computer che sa a memoria leggi e orientamenti giurisprudenziali, quanto un professionista capace di districarsi tra leggi, sentenze, e dottrina, in grado di approntare una difesa organica e coerente per il cliente. Ciò che il candidato deve dimostrare, cioè, non è tanto la memoria, quanto l’uso del ragionamento per risolvere casi pratici.
Da qui l’idea di permettere ai partecipanti di consultare anche le sentenze; in fondo, era la ratio del legislatore del 1989, deve essere premiato il ragionamento giuridico sottostante alla soluzione, non le nozioni incamerate mnemonicamente.
Fin dai primi anni però questo strumento ha dato pessimi risultati per l’uso (o l’abuso) che ne facevano tutti, praticanti, docenti, commissari. Lo studio infatti non era finalizzato ad apprendere i principi generali del diritto, per poi applicarli al caso pratico, ma a individuare sul codice la sentenza più attinente al caso pratico.
Ciò ha prodotto diversi importanti effetti negativi:
1) i corsi di preparazione non erano strutturati per preparare il candidato giuridicamente, ma erano finalizzati a cercare di individuare la sentenza che sarebbe uscita all’esame; questo trend si traduceva nel fenomeno visibile nella home page di ogni corso, dopo l’esame, quando comparivano inevitabilmente scritte pubblicitarie del seguente tenore “seguite il nostro corso; abbiamo individuato durante il corso tutte le tracce assegnate all’esame da avvocato di quest’anno” (praticamente tutti i corsi, indistintamente, si vantavano di questa mirabolante prestazione, che chiunque – anche lo studente da solo - è in grado di raggiungere sol che si attenga nelle sue esercitazioni alle sentenze della Cassazione a SS.UU); perché il miglior corso, insomma, non era quello che forniva la migliore preparazione giuridica, ma quello che “indovinava le tracce”.
2) All’esame, appena letta la traccia, ciascun candidato si affannava a cercare la “sentenza di riferimento”, a tutto svantaggio del ragionamento giuridico sotteso alla soluzione;
3) le tipologie di codici commentati – essendo permesso dalla legge l’uso dei codici commentati, senza specificare però che tipo di commento - sono aumentati a dismisura: ecco quindi, accanto ai classici codici commentati con le massime, apparire: 1) il codice dei contrasti giurisprudenziali, 2) il codice con le sentenze della cassazione a Sezioni unite per esteso; 3) il codice ragionato, con i paragrafi strutturati come un eleborato dottrinale; 4) il top di questo fenomeno fu quello dei codici che accanto alle massime aggiungevano veri e propri commenti dottrinali, mascherati da sentenze (che per fortuna furono proibiti dalla commissioni, fino addirittura a far scoppiare uno scandalo a Striscia la Notizia). Il risultato di questa situazione era anche economico nel senso che per poter affrontare l’esame comprando tutti questi prodotti (la maggior parte dei quali oggettivamente molto utile) occorreva sborsare una cifra pari ad uno stipendio.
4) La cosa più preoccupante però era che – al netto di quel dieci per cento di candidati che seguivano un buon corso, o comunque si preparavano con diligenza anche sui principi generali e sul metodo di redazione dei pareri - il 90 per cento degli elaborati d’esame si riduceva ad un mero copia e incolla di massime, senza alcuna logica, senza un ragionamento giuridico sottostante, e spesso addirittura privi di senso, perché finivano per applicare le sentenze della cassazione anche li dove sarebbe stato opportuno discostarsene. Il panico poi correva tra i banchi in quei casi in cui la sentenza della cassazione di riferimento non esisteva, essendo la traccia basata o su una sentenza di merito o su un caso di scuola. Alcuni anni talvolta si rasentò l’assurdo (insegnando ormai da vent’anni ricordo a memoria tutte le prove dei vari anni, con i rispettivi risultati dei miei allievi).
Facciamo alcuni esempi:
Nel 2006 venne assegnato un caso in cui in parte teorica si chiedeva di parlare della novazione, mentre nella parte pratica c’era l’acquirente di alcuni beni difettosi, che si rifiutava di pagarne il prezzo dopo che il venditore aveva riconosciuto l’esistenza di questi vizi. La vicenda poteva essere risolta semplicemente mediante l’applicazione dell’articolo 1495 comma 3, in quanto un patto del genere non è una novazione, ma un negozio di accertamento del vizio; purtroppo, siccome esisteva una sentenza della cassazione relativa alla novazione che decideva un caso simile, anche se con presupposti in parte differenti, la maggior parte dei candidati applicò la massima della cassazione senza capirla fino in fondo, con risultati disastrosi.
Nel 2003 uscì un caso di diritto penale in cui una giornalista intervistava un privato cittadino, che definiva con male parole (faccendiere e opportunista) un noto amministratore locale. Era appena uscita una sentenza della cassazione che aveva assolto un giornalista in un caso simile, cosicchè molti candidati applicarono acriticamente la decisione riportata nei codici; peccato che la sentenza di assoluzione riguardasse un’intervista fatta a un noto personaggio politico; mentre nell’ipotesi in cui l’intervista sia fatta ad un comune cittadino la soluzione è completamente ribaltata, mancando il requisito dell’interesse pubblico alla notizia.
Nel 2000 la prova di civile verteva sui rapporti contrattuali di fatto e sulla responsabilità medica; era da poco uscita la storica sentenza della Cass. 589/1999 che stabiliva l’applicabilità dell’istituto del rapporto contrattuale di fatto alla responsabilità del sanitario dipendente di un ente pubblico, ma nessun codice la riportava, nonostante fosse passato un anno, col risultato che i candidati trattarono il problema basandosi solo sulle sentenze tradizionali, senza centrare il problema. D’altro canto nelle lezioni preparatorie all’esame che feci quell’anno, dovetti trattare l’argomento, avvertendo gli allievi di non incentrare lo svolgimento esclusivamente sul rapporto contrattuale di fatto, ove eventualmente fosse uscita una traccia sull’argomento, perché probabilmente anche molti commissari avrebbero ignorato la sentenza.
L’utilizzo del solo codice senza commenti, quindi, serve a rimediare a queste vere e proprie storture, che si sono tradotte in una minore preparazione dei candidati rispetto al passato.
Cosa cambia quindi da ora in avanti? L’esame diventa più facile o più difficile?
Per chi pretendeva di andare senza preparazione all’esame, contando sul semplice copia e incolla di sentenze che avrebbe effettuato sul momento, l’esame diventerà apparentemente più difficile.
Per coloro invece che, come è sempre stato, effettueranno una preparazione su tre livelli paralleli e complementari (ovverosia:1) teoria generale, 2) giurisprudenza, 3) pareri motivati), non cambierà nulla, ma, anzi, miglioreranno le condizioni complessive, perché anziché concentrarsi sulla ricerca della sentenza, si dovrà privilegiare lo svolgimento di un ragionamento giuridico coerente, basato sui principi generali e sulle norme del codice.
Lo studente quindi dovrà abituarsi nei suoi studi a fidarsi di più sulle sue capacità di ragionamento e di logica, non potendo logicamente memorizzare centinaia di sentenze, a tutto beneficio della leggibilità degli elaborati e della personalizzazione degli stessi, che finalmente non saranno più dei copia e incolla identici della stesse sentenze.
D’altro canto le commissioni sceglieranno, presumibilmente, casi pratici che siano risolvibili con il solo ausilio del codice, evitando tracce complesse che presumano la conoscenza delle sole sentenze, come capitò nel 2009 con la traccia sull’abuso di diritto, o con la traccia sull’anatocismo, oggettivamente difficili da risolvere, con o senza codice.
Come studiare
Per affrontare al meglio lo studio del diritto in vista dell’esame così come è stato configurato occorrerà quindi:
una buona preparazione sui principi generali del diritto penale e civile;
esercitarsi a risolvere pareri motivati, senza l‘ausilio delle sentenze, basandosi solo sul proprio ragionamento giuridico e sui codici, consultando solo successivamente l’eventuale sentenza o la soluzione fornita;
la giurisprudenza andrà studiata come complemento teorico all’apprendimento dei principi generali, per perfezionare, limare, e aggiornarsi, rispetto ad una cornice generale che dovrà sempre essere costituita dagli istituti di base trattati nel manuale. A tal fine particolare importanza rivestono i sunti delle sentenze, che vengono proposti come materiale accessorio nel corso on line di preparazione all’esame da avvocato, e nella rivista Esami e Concorsi. Tali sunti permettono di studiare la giurisprudenza in modo rapido, e semplice, anche grazie alla struttura dei contributi (basata sul caso proposto, e sul sunto della soluzione data dalla Cassazione).
Nulla cambierà invece nello studio dell’atto giudiziario, perché in tal caso è sempre stata sufficiente una buona pratica e l’uso del codice; in questi anni non è mai capitato che la redazione dell’atto richiedesse conoscenze talmente complesse da far entrare in gioco l’uso dei commenti giurisprudenziali, che si riducevano quindi a un esborso di denaro completamente inutile.
In conclusione, quindi, ci sarà una maggiore attenzione allo studio dei principi generali e soprattutto all’uso del codice, per stimolare il ragionamento individuale e personale; un lavoro che i candidati diligenti effettuavano anche in passato e che non deve assolutamente impensierire.
In compenso, con i soldi risparmiati per l’acquisto dei codici commentati, dal 2017 i praticanti potranno permettersi una meritata vacanza subito dopo le prove scritte.
sabato 15 agosto 2015
Zalando sbarca in Italia: mentre noi parliamo i tedeschi innovano
Lo stabilimento che aprirà nel Centro-Nord nel 2016 insegna che il mercato è in forte ascesa, ma lo conquista solo chi investe davvero.
Zalando ha annunciato che uscirà per la prima volta fuori dalla Germania con un suo centro logistico. E ha deciso di farlo in Italia. Nella primavera del 2016 diverrà operativo un centro che occuperà “poche centinaia” di persone nel Nord o Centro-Nord. Dato che dovrà in prospettiva servire anche l’Austria e la Svizzera, potrebbe stare in una zona vicina all’A22, l’autostrada del Brennero. Sarà gestito da un operatore terzo, italiano. L’obiettivo è migliorare la velocità di consegna, quindi l’esperienza dei consumatori e, come conseguenza, ampliare il mercato.
L’operatore di e-commerce, specializzato in moda e accessori, dice che nel nostro Paese il mercato è salito dal 2013 al 2014 del 100 per cento e nel 2015 «cresce a doppia cifra». La provincia ordina più delle grandi città, in rapporto ai suoi abitanti. E una forte domanda pare arrivi dalla Sardegna.
Un operatore di e-commerce su questa scala si basa su processi che sono a tutti gli effetti industriali, dai magazzini ai rapporti con i marchi e i negozi fisici
Per erodere il mercato della concorrenza non sono stati necessari grandi sconti. Il prezzo di vendita di scarpe e vestiti è pieno, a differenza degli outlet virtuali. A convincere i clienti italiani sembra siano stati fattori come la consegna veloce, la riconsegna gratuita e la possibilità di pagare in contanti. Per arrivare a questo tipo di servizi, però, servono investimenti e innovazione, le parole magiche evocate nei convegni italiani e che altri sembrano mettere in pratica. Come Linkiesta ha raccontato agli inizi di luglio, un operatore di e-commerce su questa scala si basa su processi che sono a tutti gli effetti industriali: magazzini molto estesi e automatizzati, realizzati anche con finanziamenti pubblici; un sistema di creazione di contenuti (le foto e le informazioni caricate sul sito) che sforna migliaia di nuove pagine al giorno; una schiera di migliaia di persone tra buyer e stilisti; e rapporti sempre più sofisticati sia con i marchi (ai quali vengono anche ceduti gli analytics delle vendite) sia, in prospettiva, con i negozi fisici. In tutto Zalando è un complesso che oggi ha 8mila dipendenti e si avvia ad arrivare a 10mila, di cui un paio di centinaia italiani. È grazie a una potenza di fuoco del genere che il sito ha potuto entrare in Italia e mettersi a fare una seria concorrenza a un gigante come Amazon.
lunedì 26 gennaio 2015
Hai avuto problemi con il tuo bagaglio registrato?
Il tuo bagaglio affidato al personale della compagnia aerea ti è stato riconsegnato in ritardo causandoti gravi disagi?La tua valigia è andata definitivamente perduta?
All’atto della riconsegna del tuo bagaglio affidato al vettore aereo ti sei accorto che questo è visibilmente danneggiato?
NON DISPERARE!
Secondo la normativa internazionale, la compagnia aerea è tenuta al risarcimento del tuo bagaglio e degli ulteriori danni subiti fino ad € 1300,00 ca., salvo ulteriore assicurazione supplementare.
Ricordati che DEVI recarti immediatamente al banco Lost & Found del tuo vettore aereo per compilare l’apposito modulo di denuncia. Inoltre, DEVI inviare un reclamo via raccomandata a/r alla sede della compagnia aerea entro 7 giorni dall’arrivo se trattasi di danneggiamento o 21 giorni se trattasi di ritardo o smarrimento
martedì 4 novembre 2014
Tutti pazzi per il Prosecco. Cresce in Italia e all'estero.
Ancora una volta il Prosecco Superiore si conferma lo spumante Docg preferito dagli italiani. Dal 2003 al 2013 si è registrato un aumento a volume pari a un +72.9%. Bene la crescita anche nel 2014. Vola l'estero!
Nonostante la congiuntura economica, da un’anteprima dei dati del Rapporto del Centro Studi di Distretto emergono numeri positivi sul piano nazionale e internazionale e nei mercati emergenti. Il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore batte la crisi anche nel mercato nazionale e nell’Ho.Re.Ca. ovvero nel canale della ristorazione e delle enoteche. Da un’anteprima del nuovo Rapporto del Centro Studi del Distretto, che sarà presentato integralmente il prossimo 13 dicembre, emerge, infatti, una denominazione in controtendenza: la tipologia spumante, che oggi rappresenta più del 90%, è aumentata in valore del 6,6% nel 2013, con un giro d’affari pari a 327,2 milioni di euro.
A sorprendere sono, in particolare, i numeri registrati in Italia dove il Conegliano Valdobbiadene è cresciuto dell’11,4% in valore e del 10,5% in volume nell’ultimo anno. Questo trend ribadisce ancora una volta che è il Prosecco Superiore lo spumante Docg preferito dagli italiani e conferma i risultati del lungo periodo. Dal 2003 al 2013, infatti, si è registrato un aumento a volume pari a un +72.9%.
A dimostrare come il Conegliano Valdobbiadene sappia soddisfare le richieste degli operatori del settore, ristoratori ed enotecari in primis, interessati ad offrire un vino “Superiore” di grande versatilità, sono i dati Ho.Re.Ca. a livello nazionale: +8,9 % in valore e + 7,3% in volume in un panorama generale che vede questo importante canale in calo. Un andamento controcorrente dovuto – secondo il Consorzio di Tutela – a una costante ricerca di qualità e all’impegno nella valorizzazione della denominazione intrapreso nel 2009, con il riconoscimento della Docg e la decisione di assegnare a questo vino un nome che lo legasse all’area in cui nasce (oggi candidata a Patrimonio Unesco) e alla sua lunga tradizione spumantistica.
"Il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore è capace di esprimere qualità e territorialità grazie alla serietà delle 170 cantine e degli oltre 3000 viticoltori che vi operano ma anche a progetti come il Rive, denominazione comunale che esalta le differenze fra suoli ed esposizioni delle singole colline – spiega Innocente Nardi, presidente del Consorzio di Tutela -. Questo ci ha permesso di far percepire a consumatori e addetti ai lavori quali sono gli elementi distintivi che rendono unico il nostro spumante".
Un messaggio che è giunto forte e chiaro nel settore della ristorazione e delle enoteche (queste ultime nel mese di novembre organizzeranno, grazie a Vinarius, una serie di degustazioni dedicate in tutta Italia) ma anche nei canali distributivi. Si respira ottimismo nella Gdo (+17,4% in valore e +15,9% in volume) ma anche con i grossisti (+14,8% in valore e +13,3% in volume).
Il lavoro svolto dal Consorzio nella promozione e valorizzazione di questo spumante si è spinto anche oltre confine grazie a seminari, workshop e una serie di altri eventi dall’Asia agli Usa, senza trascurare l’Europa. Sforzi di cui ora si raccolgono i frutti: l’export rappresenta una quota del 40,4% per lo spumante e del 42% per l’intera denominazione. La Germania si conferma nel 2013 il primo Paese importatore di Spumante Docg a valore con 29,6 milioni di euro. La flessione pari al 5,9% su base annua è stata compensata da un aumento del livello dei prezzi dell’+1,8%, un risultato importante se si considera che il mercato tedesco è da sempre molto competitivo.
La Svizzera, secondo mercato estero della Docg, ha raggiunto una quota pari a 28,8 milioni di euro. Le esportazioni in questo Paese, particolarmente attento alla qualità, rappresentano il 21,8% delle vendite all’estero. Molto promettente si presenta poi il mercato inglese, che ha denotato un significativo aumento del valore con un +11,3% su base annua.
Oltreoceano gli Stati Uniti si sono collocati, nel 2013, al quarto posto tra i mercati e si sono contraddistinti per una crescita elevata (+11,9% in raffronto al 2012). Se Germania, Svizzera, Inghilterra e Stati Uniti regalano ottimismo, non si possono certo tralasciare i segnali positivi che giungono da mercati non tradizionali, come quelli scandinavi e le repubbliche baltiche che fanno ben sperare per la continua espansione delle esportazioni.
Dal 3 al 9 novembre nelle enoteche Vinarius di alcune regioni italiane, tra cui Lombardia, Toscana, Puglia, Sicilia, Lazio, Veneto, Friuli, Alto Adige, Umbria, si terranno degustazioni del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, in una sorta di viaggio virtuale nel territorio
100.000 posti di lavoro entro il 2030.Dove? Nelle energie rinnovabili
Più green economy, più lavoro. 100mila occupati solo nel settore delle energie rinnovabili entro il 2030 secondo un rapporto realizzato da Althesys
Più green economy, più lavoro. E' questo uno dei temi forti che scaturiranno da ECOMONDO, a Rimini Fiera dal 5 all’8 novembre prossimi insieme a Key Energy ed altri quattro saloni tutti dedicati alle green solutions (Key Wind, H2r, Cooperambiente e Condominio Eco).
Le previsioni di occupazione per le imprese che si svilupperanno verso questa direzione sono molteplici: Greenpeace stima 100mila occupati solo nel settore delle energie rinnovabili entro il 2030 in un rapporto realizzato da Althesys, con un impatto economico e occupazionale per l’Italia che nel 2013 ha superato i 6 miliardi di euro.
Del potenziale economico e occupazionale che lo sviluppo di una green economy può attivare si parlerà diffusamente anche agli Stati Generali della Green Economy, nei primi due giorni di fiera, ai quali interverranno migliaia di operatori del settore.
Un’indagine sugli orientamenti degli imprenditori della green economy condotta tra aprile e maggio 2014 dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in collaborazione con il Consiglio Nazionale della Green Economy rileva che il 90% degli imprenditori intervistati afferma che innovare, differenziare, convertire produzioni e consumi in direzione green potrebbe contribuire in modo significativo ad alimentare una ripresa economica, con nuovi investimenti e nuova occupazione.
Attesi a Rimini Fiera, fra gli altri, l’intervento di Maurizio Landini (Segretario Generale Fiom-Cgil) il quale sul tema ha detto che “Si può favorire la crescita dell’occupazione nell’industria metalmeccanica e qualificarla nella nuove filiere tecnologiche comprese le rinnovabili”. Landini sarà presente a Rimini Fiera il 6 novembre per la seconda giornata degli “Stati Generali della Green Economy”. Con lui anche il Ministro per lo Sviluppo Economico Federica Guidi e il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti
Il governo implementa il Fondo non autosufficienza fino a 400 milioni, cifra più alta mai impegnata finora, e avvia un tavolo interministeriale per dare sostanza e azioni al fondo, per anni dimenticato
L'impegno assunto dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, per le
politiche sociali e la disabilita' si concretizza oggi con la
strutturazione del Fondo non autosufficienza nella legge di bilancio, la
sua implementazione a 400 milioni, cifra piu' alta mai impegnata
finora, e la decisione di un tavolo interministeriale per dare sostanza e
azioni al fondo, per anni dimenticato.
I passi avanti in tema di non autosufficienza - prosegue una nota di
Palazzo Chigi - sono stati raggiunti oggi e definiti su input del
presidente dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano
Delrio, e dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. Il Sottosegretario
alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, ha ricevuto infatti oggi
a Palazzo Chigi i rappresentanti dell'associazione 'Comitato 16
novembre' vicino ai malati di Sla; contemporaneamente, presso la sede di
Via Veneto, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano
Poletti, ha ricevuto i rappresentanti delle associazioni FISH e FAND.
Gli incontri erano stati sollecitati dalle Associazioni per discutere
della dotazione del Fondo per le non autosufficienze e, piu' in
generale, sulle politiche per la disabilita'.
A seguito di questi incontri, il Sottosegretario Delrio ed il
ministro Poletti - dopo aver ribadito che con questa legge di stabilita'
il fondo per le non autosufficienze viene reso strutturale, e quindi
nei prossimi anni non si dovra' ogni volta ripartire da zero come e'
finora avvenuto - hanno dichiarato l'impegno del governo ad incrementare
lo stanziamento per il fondo stesso fino a 400 milioni di euro. Si e'
inoltre convenuto di proseguire la collaborazione sulle politiche per la
disabilita', a partire dalle linee di lavoro per l'attuazione del piano
di azione biennale, discusse questa mattina nella riunione
dell'Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con
disabilita', organismo che garantisce la partecipazione delle
Organizzazioni rappresentative del mondo della disabilita' nella
definizione delle politiche del Governo in questo ambito. 
Più leggero senza finestrini: il progetto dell'aereo trasparente
Ridurre il peso per diminuire il consumo di carburante. E' l'obiettivo di un aereo senza finestrini. Si viaggerà al buio? Tutt'altro
Senza finestrini non vuol dire che i passeggeri voleranno al buio. Tutt'altro. La fusoliera sarà avvolta da telecamere e schermi che trasmettono quanto catturato all'esterno della fusoliera. L'effetto è quello di un aereo sospeso tra le nuvole. Un concetto, che potrebbe essere realtà entro 10 anni, difficile anche solo da immaginare
lunedì 3 novembre 2014
Chi è Massimo Ferrero, patron della Samp Il viperetta tra calcio, cinema e crac
È la nuova star tv della serie A, grazie a interviste sopra le righe e sparate e gaffe di ogni tipo. Ma, oltre alla "maschera", ecco chi è davvero il produttore arrivato alla guida della squadra di Genova senza pagare un euro | |
I Garrone stavano per finire come il collega petroliere Massimo Moratti dell’Inter. La holding di famiglia San Quirico ha bruciato oltre 300 milioni di euro in dodici anni e mezzo di gestione segnati da scarse soddisfazioni sportive. Soltanto negli ultimi tre anni Sampdoria holding, il gradino societario intermedio fra San Quirico e l’Unione calcio Sampdoria (il club), ha messo assieme perdite aggregate per 99 milioni di euro.
Il giocattolo che i petrolieri usavano come bara fiscale per abbattere le tasse ha rischiato di diventare la bara tout court del gruppo Erg ed è già da un pezzo che i Mondini, eredi della sorella di Riccardo Garrone e comproprietari della San Quirico, avevano chiesto ai cugini di uscire dal calcio. Ma ci sono voluti due anni perché Edoardo Garrone, figlio di Riccardo, riuscisse a vendere. Il verbo suona eccessivo. In serie A non si vende più. Si regala, come dimostra proprio il caso dell’Inter. E si regala con la formula del pieno per vuoto: i debiti se li accolla chi li ha fatti.
Come omaggio dai Garrone-Mondini, Viperetta si è tenuto la sede della Samp in piazza Borgo Pila, che sono sempre trenta vani in centro a Genova. I 37 milioni di euro di debito netto del club sono largamente coperti dagli asset immobiliari e dai versamenti in conto capitale fatti dai Garrone-Mondini prima di abbandonare la barca blucerchiata.
Se l’operazione è brillante sotto il profilo del business, forse nemmeno Ferrero poteva prevedere il boom di popolarità del personaggio Viperetta. Nei pochi mesi dall’acquisto, annunciato a grande sorpresa a giugno mentre iniziava il Mondiale brasiliano, il neopresidente della Samp è diventato il volto nuovo dei post-partita televisivi, consacrato dall’imitazione di un ex giocatore delle giovanili sampdoriane, Maurizio Crozza. L’ultima delle sue gaffe è diventata un caso, con tanto di indagine della procura sportiva. Parlando del neo proprietario dell’Inter, l’indonesiano Erick Thohir, ha sparato: «Io penso che Moratti sia un grande uomo mi sembra ingiusto che sia stato trattato così. Io gliel’ho detto a Moratti, caccia via quel filippino...».
Ma come sempre quando i risultati sono buoni, i tifosi hanno accolto con entusiasmo il presidente che dalla tribuna esibisce il gesto scaramantico delle doppie corna e che, in caso di vittoria, si abbandona a galoppate sul prato di Marassi drappeggiato di sciarpe con i colori sociali. Poco importa se, proprio nei giorni in cui rilevava la squadra genovese, Ferrero patteggiava un anno e dieci mesi per il crac della compagnia aerea Livingston, una delle sue avventure meno fortunate. La condanna non ha impressionato nessuno in Federcalcio. I requisiti di onorabilità, obbligatori per rilevare un club inglese, in Italia non hanno cittadinanza. Al contrario, il palcoscenico della serie A rimane un passaporto diplomatico tra i più efficaci per i presidenti con qualche pendenza giudiziaria.
Per restare a Genova, il rivale diretto Enrico Preziosi è in appello contro una sentenza di diciotto mesi per mancato versamento dell’Iva con il Genoa, senza contare i problemi con il calcioscommesse, la retrocessione per illecito sportivo con condanna penale definitiva e il Daspo (divieto di entrare allo stadio) subito nel 2012. È un derby infuocato a Marassi, nel senso dello stadio, e il nuovo arrivato ha già avuto modo di scontrarsi con il fondatore della Giochi Preziosi. È accaduto prima in Lega calcio, la rissosa confindustria del pallone, e poi in campo.
La prima stracittadina, giocata lo scorso 29 settembre, se l’è aggiudicata Viperetta 1-0. Non serviva di meglio per diventare l’idolo della torcida doriana e trasformare la comparsata di Ferrero nel film Ultrà (1991) in un segno del destino. Eppure il folklore delle stornellate in diretta Sky a Ilaria D’Amico nasconde una vicenda imprenditoriale vissuta costantemente in zona retrocessione. Ferrero non entra nel calcio da sprovveduto e lo ha dimostrato già nel suo primo mercato, concluso con un saldo positivo di 4,6 milioni di euro fra cessioni e acquisti di giocatori. A questa plusvalenza vanno aggiunti i diritti televisivi. Il recente rinnovo dell’asta sulla serie A ha registrato l’ennesimo rialzo del jackpot a quota 1,15 miliardi di euro complessivi.
Gli incassi delle tv sono ossigeno puro per il produttore romano, in costante ricerca di liquidità. La panoramica sulle società in mano a Ferrero, ai figli Giorgio e Vanessa e alla moglie Laura Sini, non induce all’ottimismo. Ma Viperetta si muove con rapidità degna del suo soprannome. L’operazione più importante condotta dopo l’acquisto della Samp ha riguardato la vecchia capogruppo dei Ferrero, Eleven finance, messa sotto il controllo della Sport spettacolo holding (Ssh). In questo modo, gli incassi da diritti tv della Sampdoria, pure controllata dalla Ssh, potranno sostenere le sale cinematografiche in difficoltà.
I cinema rilevati da Ferrero hanno il pregio di produrre cassa come un casello autostradale, ma il mercato tende alla concentrazione e non tutte le multisale hanno il successo dell’Adriano in piazza Cavour a Roma. Il multiplex padovano di Due Carrare, per esempio, è fra quelli che hanno deluso le attese. A fine settembre Mediaport cinema, controllata da Eleven finance, ha esaurito le riserve e quasi tutto il capitale sociale per ripianare una perdita di 2,2 milioni. Quello che convince le banche a credere in Viperetta è l’aspetto immobiliare. Se un cinema non rende, si può sempre vendere e trasformare. È il caso del Volturno di Roma.
Appena Ferrero ha concluso l’acquisto delle 15 sale appartenute a Vittorio Cecchi Gori, il 30 settembre del 2013, il Volturno abbandonato e occupato da sette anni è stato venduto alla famiglia napoletana Orofino (farmaceutica) che ha ottenuto lo sgombero dei collettivi. Ma l’affare vero è il megasconto ottenuto, dopo una trattativa durata tre anni, dai liquidatori del gruppo Cecchi Gori. Ferrero non ha mai voluto accettare il prezzo di 59,5 milioni di euro fissato per i cinema adducendo uno stato di gestione disastroso delle sale, soprattutto per il costo del lavoro.
Alla fine, un anno fa Ferrero ha chiuso l’accordo transattivo con 25 milioni. Poi ha creato una nuova società, la Vici, che ha assunto la proprietà dei cinema Adriano e Atlantic, ha ottenuto 25 milioni di finanziamento e ha girato le sale in affitto a un’altra società di famiglia, la Ferrero cinemas, che è stata messa in liquidazione per le perdite alla fine di luglio del 2014.
Sul fronte produzione, la stessa fine ha fatto la Blu cinematografica mentre la Ellemme group ha chiuso i battenti a fine 2013 con un sequestro giudiziario seguito alla lite con l’imprenditore napoletano Gianni Lettieri.
La nuova funzione di Facebook: “Stai bene?
Tutti sperano di non doverla usare mai: serve per dire che è tutto ok quando c'è un'emergenza, come un terremoto
Facebook ha presentato “Stai bene?”, una nuova funzione del suo social network che serve per comunicare rapidamente agli amici che va tutto bene quando si verificano disastri naturali o eventi di altro genere che possono avere causato morti e feriti. Mark Zuckerberg, CEO di Facebook, ha detto che “restare in contatto con le persone ha sempre valore, ma ci sono momenti in cui lo diventa ancora di più”, come per esempio durante particolari emergenze: terremoti, alluvioni, attentati. La nuova funzione è stata annunciata a Tokyo, in Giappone, dove era stata realizzata una prima versione del sistema in seguito alla grande emergenza causata dal terremoto del 2011.
“Stai bene?” serve per comunicare ad amici e familiari che nonostante l’emergenza si sta bene, controllare come stanno le altre persone che si conoscono e che si trovano nell’area in cui c’è stata l’emergenza, segnalare che i propri amici stanno bene se si condivide lo stesso posto in cui è avvenuto il disastro. Solo gli amici possono vedere gli aggiornamenti di “Stai bene?” e solo loro possono aggiungere commenti, utili per chiedere ulteriori informazioni su come vanno le cose.
Se nelle impostazioni di Facebook è attivata la funzione che permette al social network di sapere sempre dove ci si trova, grazie al GPS sul proprio smartphone/tablet o alle informazioni geografiche legate a una connessione WiFi per quanto riguarda i computer, “Stai bene?” invia una notifica chiedendo se tutto è a posto quando si verifica un’emergenza nell’area in cui ci si trova. Alla domanda si può rispondere confermando che tutto è OK, oppure indicando che ci si trova in un altro posto lontano da dove c’è stata l’emergenza.
Quando si indica che si è al sicuro, Facebook crea un aggiornamento di stato sul proprio Diario, in modo che gli amici possano vedere che va tutto bene. Il sistema provvede inoltre a segnalare quali altri amici si trovano nella stessa area del disastro, in modo da poterli raggiungere più facilmente per sapere come stanno o per dare loro aiuto. Infine, se si condivide la stessa posizione è possibile indicare come stanno i propri amici, cosa utile se per esempio un amico ha perso il cellulare durante l’emergenza o gli si è scaricata la batteria.
Facebook è utilizzato da oltre 1,3 miliardi di persone in tutto il mondo e la nuova funzione potrebbe rivelarsi molto utile, soprattutto nelle emergenze dove centinaia di persone vengono date per disperse perché non si presentano rapidamente alle autorità per dire che tutto va bene. Google da tempo organizza iniziative simili attraverso la sua sezione “Crisis Response”, ma con sistemi talvolta meno intuitivi rispetto alla nuova funzione di Facebook, che non richiede particolari impostazioni e si attiva automaticamente per le persone che si trovano nei paraggi dell’area in cui si è verificata un’emergenza.
Facebook passa di moda?
Tra i teenager americani sì, dice una ricerca: troppi adulti e troppo poco anonimato, probabilmente
Dal momento che i ragazzi sono il futuro, e che nessuno sopra i 21 anni sa davvero quello che i ragazzi trovano “figo” (tra l’altro: i ragazzi dicono ancora “figo”, al giorno d’oggi?), alcuni ricercatori hanno dedicato molti, molti sondaggi per capire con precisione che cos’è che i #teenager fanno su internet. Nel maggio 2013 stavano fuggendo dalle troppe complicazioni di Facebook. Un anno dopo, erano ritornati in massa come pecorelle smarrite. Ora un drastico rapporto di Piper Jaffray – una banca di investimenti con un’autorevole divisione che si occupa di ricerca – dice che i ragazzi starebbero chiudendo con Facebook una volta per tutte, scappando dall’impero di Mark Zuckerberg, invaso dai genitori, in favore dell’abbraccio più permissivo di Twitter e Instagram. Tra l’autunno del 2013 e la primavera del 2014, quando Piper Jaffray ha fatto le sue ultime rilevazioni, l’utilizzo di Facebook tra i ragazzi tra i 13 e i 19 anni è sceso dal 72 al 45 per cento. In altre parole, meno della metà dei teenager intervistati ha detto di sì quando gli è stato chiesto se usasse Facebook (una nota: non ci sono dati risalenti alla scorsa primavera per l’opzione “nessun social network”, da qui quel buco bianco nel grafico).
Sondaggi di questo tipo sono ovviamente fragili, e i ghiribizzi dei ragazzi sono effimeri come i trending hashtag di Twitter. Detto questo, la ricerca di Piper Jaffray è molto scrupolosa: sono stati intervistati 7200 studenti americani, e sono stati tenuti in considerazione fattori come il genere e il reddito familiare. Tra le altre scoperte della ricerca: i ragazzini amano i prodotti Apple più di quelli degli altri brand, per quanto riguarda la tecnologia, sebbene solo una manciata – il 16 per cento – siano interessati a iWatch. E – sempre i ragazzini – prevedono all’unanimità che entro il 2019 guarderanno tutti i film su Netflix. Sta diminuendo l’entusiasmo per la radio Pandora, che ha visto nascere negli ultimi cinque anni un sacco di servizi di streaming concorrenti.
Purtroppo niente di tutto questo aiuta a capire perché ai ragazzi piace quello che fanno, una domanda oscura e vecchia come il mondo. Sia la ricerca sia l’esperienza suggeriscono, naturalmente, che la scelta abbia qualcosa a che fare con la presenza di adulti sul social network, assieme alle piaghe tipicamente liceali dei litigi sui social e della tendenza di certe persone a condividere eccessivamente informazioni di cui si farebbe volentieri a meno. La recente crescita di popolarità di social network che consentono l’anonimato – cose come Whisper e Yik Yak (o, in Italia, Ask.fm), che è popolato da studenti delle scuole superiori – sembrerebbe anche suggerire un giovanile desiderio di sfuggire ai confini e alle responsabilità di una chiara identità online (Facebook sembra davvero preoccupato che sia questo, il punto: martedì il New York Times ha riportato che il social network sta lavorando su una propria app di messaggi anonimi). Questo forse dovrebbe preoccupare i genitori, sia quelli iper-apprensivi sia quelli più alla papà-figo: non puoi davvero interagire con – o controllare – i tuoi figli su Whisper allo stesso modo in cui lo facevi con il buon vecchio Facebook (gli utenti di Whisper non hanno amici e utilizzano dei soprannomi, il che, verosimilmente, è l’attrazione principale del social network). Facebook non deve spaventarsi troppo, comunque. Anche se il social omonimo è ora fuori moda, ai ragazzi continua a piacere Instagram: Zuckerberg vince, in ogni caso.
Il negozio “vero” di Amazon a New York
Lo ha annunciato un articolo del Wall Street Journal, Amazon per ora non conferma: ma ci sono buone ragioni che lo spiegherebbero
Amazon.com starebbe progettando di aprire il suo primo negozio fisico, una scelta che potrebbe rappresentare un cambiamento strategico fondamentale per un rivenditore che è stato all’avanguardia nell’e-commerce. Il Wall Street Journal ha riferito che Amazon aprirà un punto vendita a Midtown, Manhattan, in tempo per la stagione degli acquisti di Natale, e in cui i clienti potranno portare i resi, sostituire gli articoli o ritirare gli acquisti fatti online. Secondo il WSJ è possibile che il negozio sia utilizzato anche come showroom di alcuni prodotti di Amazon come Kindle Fire o lo smartphone Fire.
Se Amazon aprirà il negozio, sarà uno dei più chiari esempi di come i rivenditori siano intensamente concentrati nel portare avanti una cosiddetta strategia “multicanale”, che si basi sulla perfetta integrazione tra punti vendita reali e presenza digitale.
Rispetto ai negozi fisici, i rivenditori solo online hanno diversi vantaggi per quanto riguarda i costi, nel senso che riescono a mantenere basse le spese e a ridurre la forza lavoro. Eppure negli ultimi due anni, alcuni apprezzati e-store americani come Bonobos, Rent The Runway, Birchbox e BaubleBar hanno scelto di vendere i loro prodotti e promuovere i loro brand in negozi fisici. Queste scelte, secondo quanto detto dai rivenditori, sono un riconoscimento del fatto che, nonostante tutta la convenienza e la forza dell’e-commerce, il negozio fisico può ancora rappresentare un valore aggiunto unico e rilevante, per il cliente. Per alcuni prodotti, a quanto pare, i clienti vogliono ancora poter toccare e provare gli articoli, prima di acquistarli.
Interpellato dal Washington Post sulla notizia, un portavoce di Amazon ha scritto via e-mail: “Non abbiamo fatto alcun annuncio riguardo una sede a Manhattan”.
Sean Whitehouse, un analista per la società di consulenza di vendita al dettaglio Kurt Salmon, ha detto che un negozio fisico potrebbe permettere ad Amazon di stabilire un legame più personale con i suoi clienti. “Quello che possono offrire è l’esperienza per il cliente, come gli Apple Store”, ha detto Whitehouse, il quale ha aggiunto che un avamposto del genere potrebbe peraltro avere benefici di tipo logistico, potendo servire ad Amazon come magazzino per i prodotti in consegna nel giorno stesso dell’ordine.
Amazon ha già sperimentato in passato tipi di vendita in negozi fisici. L’anno scorso ha aperto un negozio provvisorio a San Francisco per la vendita dei Kindle; ha anche utilizzato distributori automatici di Kindle in centri commerciali e in altri luoghi. E sta lavorando a una serie di nuovi modi di fornire i propri prodotti ai clienti. In diverse grandi città, sta testando un servizio di consegna di generi alimentari noto come Amazon Fresh (attivo da qualche anno a Seattle, dove ha sede la società). L’anno scorso di questi tempi, il capo di Amazon Jeffrey Bezos rivelò durante il programma “60 Minutes” che la sua società sta lavorando a una tecnologia di consegna dei prodotti tramite droni. (Bezos è anche il proprietario del Washington Post).
Non è ancora chiaro se Amazon stia cercando di aprire più punti vendita, e non è chiaro per quanto tempo resterebbe aperto il negozio di New York di cui parla il WSJ. Dopo l’anticipazione, nel pomeriggio di giovedì 9 ottobre il valore delle azioni di Amazon è sceso di due punti percentuali.
La Carta della Rete: diritti e doveri sul web
Mentre il Senato propone il diritto all'accesso a internet in Costituzione, la Camera presenta un documento per regolamentare la Rete
Internet un diritto costituzionale, ma anche uno spazio dove il cittadino ha diritti e doveri, proprio come accade per strada? È quello che prova a fare il Parlamento. Così, mentre al Senato è stato inserito nel calendario dei lavori un ddl costituzionale sul diritto di accesso a Internet, alla Camera è stata creata una speciale commissione, presieduta da Stefano Rodotà.
Intanto la Commissione ha elaborato 14 punti da cui partire per far sì che il web non sia il luogo dell'anarchia. Si parte dal riconoscimento su internet dei diritti fondamentali della persona a cui vanno aggiunti il diritto all'accesso "in condizioni di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e aggiornate", la cosiddetta neutralità della rete di cui si parla da anni.
Molta attenzione alla privacy: la carta garantisce la tutela dei dati personali, il diritto all’autodeterminazione informativa, l'inviolabilità dei sistemi e domicili informatici, il divieto di trattamenti automatizzati dei dati, il diritto all’identità e quello all'anonimato, così come il diritto all’oblio. I responsabili delle piattaforme digitali, inoltre "sono tenuti a comportarsi con lealtà e correttezza nei confronti di utenti, fornitori e concorrenti" e garantire "come interesse pubblico". Infine viene ribadito il diritto all’educazione e delineati alcuni criteri per il governo della ret
Startup biomediche, il successo della ricerca italiana
Con oltre duecento startup il settore biomedico è uno tra i più attivi, e le buone idee non mancano:
Sono oltre 255 le startup innovative censite in Italia nel settore biomedicale, uno dei più floridi e dinamici, come dimostrano i numeri dello studio Assobiomedica del 2014, dedicato agli incubatori d’impresa in questo settore; ma anche i numerosi progetti innovativi italiani, premiati con svariati riconoscimenti, e il successo di alcune realtà riuscite ad andare oltre lo status di startup. Niso biomed per esempio, è una azienda torinese che ha sviluppato un dispositivo medico chiamato Endofaster, in grado di esaminare il succo gastrico in tempo reale durante la gastroscopia. In questo modo permette di riconoscere i fattori di rischio tumorale e di malattie gastriche come quella da Helicobacter Pylori, migliorando l’efficienza della gastroscopia e riducendo i costi, e il numero di esami successivi.
Tra il 2013 e il 2014, si è aggiudicata diversi premi, tra cui il Premio Leonardo Startup, il Bright Future Ideas Award, UK Trade and Investment, e la nomina di startup dell’anno da PNIcube nel 2013. Ma non solo, Niso biomed è anche un esempio di startup di successo “diventata grande” che è riuscita a collocare il suo prodotto anche nel mercato estero. Un altro esempio a proposito è Silicon Biosystems, una startup bolognese acquisita poi dall’azienda farmaceutica Menarini, per aver brevettato DEPArray, una tecnologia in grado di isolare singole cellule tumorali presenti nel sangue mantenendole intatte. Procedimento che consente di effettuare una diagnosi precoce, individuando le cellule indicative della patologia, mediante un esame ematico. E poi c’è anche la Wearable Exoskeleton, un esoscheletro per sostenere anziani e disabili nei movimenti quotidiani, sviluppato presso la Scuola Sant’Anna di Pisa, che nel 2013 ha vinto il Premio Marzotto 2013
sabato 1 novembre 2014
Fumarsi la vita!
Fumare una sigaretta? Tanto vale attaccarsi al tubo di scarico di un Tir.
Paradossale, ma non molto. Infatti gira proprio attorno a un
esperimento e al confronto tra il fumo di sigaretta e il fumo di scarico
di un grosso camion la Giornata Mondiale senza Tabacco dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

E i risultati sono sorprendenti. Detto brutalmente, l’inquinamento che provoca una sigaretta è superiore a quello causato dalle polveri sottili che escono dallo scarico di un Tir. In numeri, 8 minuti una sigaretta accesa produce emissione di polveri fini e ultrafini fino a 4 volte più alte del motore.Un esperimento rigorosamente scientifico, guidato dai Pneumologi dell’Istituto milanese, che con lo stesso strumento e nelle stesse condizioni, all’interno di un container stagno, hanno misurato il particolato solido emesso – Pm1, Pm2,5 e Pm10, le sostanze che abbiamo imparato a conoscere quando si parla dell’inquinamento delle nostre città – dal fumo e dal Tir . La sigaretta ha battuto il motore in tutti i casi, sia in media sia nei picchi, come si può capire dal grafico qui sotto:

Fonte Istituto Tumori Milano
Numeri come questi dovrebbero scoraggiare a fumare, ma così non è nel nostro Paese. Aumentano, al contrario, quelli che non sanno rinunciare alle sigarette, e aumentano anche i nuovi fumatori, soprattutto tra le donne. Ma il dato che fa più riflettere è che amumentano i forti fumatori, quelli che consumano più di 15 sigarette al giorno, in particolare tra i giovani e i giovanissimi. Passato l’effetto delle sigarette elettroniche, che per poco tempo hanno soppiantato il tabacco, i fumatori sono di nuovo in crescita. A nulla servono evidentemente i divieti , le tasse che aumentano sembrano scoraggiare poco, anche se l’Organizzazione Mondiale della Sanità davanti ai dati in crescita e ai costi sociali delle malattie che derivano dal fumo, ha proposto di portare molto in alto i balzelli legati ai pacchetti di sigarette. Fumare deve diventare sempre più costoso, dicono dall’Oms, perchè solo rendendolo antieconomico si potrà sconfiggere. Il rischio però è che il contrabbando, la criminalità invada il mercato con prodotti di scarsa qualità e ancora più nocivi.
E i risultati sono sorprendenti. Detto brutalmente, l’inquinamento che provoca una sigaretta è superiore a quello causato dalle polveri sottili che escono dallo scarico di un Tir. In numeri, 8 minuti una sigaretta accesa produce emissione di polveri fini e ultrafini fino a 4 volte più alte del motore.Un esperimento rigorosamente scientifico, guidato dai Pneumologi dell’Istituto milanese, che con lo stesso strumento e nelle stesse condizioni, all’interno di un container stagno, hanno misurato il particolato solido emesso – Pm1, Pm2,5 e Pm10, le sostanze che abbiamo imparato a conoscere quando si parla dell’inquinamento delle nostre città – dal fumo e dal Tir . La sigaretta ha battuto il motore in tutti i casi, sia in media sia nei picchi, come si può capire dal grafico qui sotto:
Fonte Istituto Tumori Milano
Numeri come questi dovrebbero scoraggiare a fumare, ma così non è nel nostro Paese. Aumentano, al contrario, quelli che non sanno rinunciare alle sigarette, e aumentano anche i nuovi fumatori, soprattutto tra le donne. Ma il dato che fa più riflettere è che amumentano i forti fumatori, quelli che consumano più di 15 sigarette al giorno, in particolare tra i giovani e i giovanissimi. Passato l’effetto delle sigarette elettroniche, che per poco tempo hanno soppiantato il tabacco, i fumatori sono di nuovo in crescita. A nulla servono evidentemente i divieti , le tasse che aumentano sembrano scoraggiare poco, anche se l’Organizzazione Mondiale della Sanità davanti ai dati in crescita e ai costi sociali delle malattie che derivano dal fumo, ha proposto di portare molto in alto i balzelli legati ai pacchetti di sigarette. Fumare deve diventare sempre più costoso, dicono dall’Oms, perchè solo rendendolo antieconomico si potrà sconfiggere. Il rischio però è che il contrabbando, la criminalità invada il mercato con prodotti di scarsa qualità e ancora più nocivi.
venerdì 31 ottobre 2014
Galateo 2.0: come cambia il bon ton nell'era degli smartphone
Cellulari, Internet, metropolitana e sigarette: tutte le regole delle buone maniere "moderne" dagli specialisti di Debrett's
Ci provano gli specialisti della British etiquette di Debrett's, un'autentica istituzione (nata nel 1900) che sul proprio sito web suggerisce il galateo più adatto per ogni occasione. E quale ambito migliore per un ripasso del bon ton se non il confronto con il mondo di oggi e i nuovi device? Parlare al cellulare si può anche in ufficio? La sigaretta elettronica anche se permessa dalla legge si può davvero fumare anche alla scrivania? E come ci si deve comportare sull'autobus con un vicino un po' troppo "invadente"?
«Il punto nevralgico è la tecnologia», spiega al Giornale il portavoce Jo Bryant, «per rispondere alle domande più frequenti abbiamo imparato da quegli episodi in cui, involontariamente, evidentemente, ci è capitato di essere scortesi. Viviamo in un clima troppo rilassato e questo rende più difficile stabilire delle regole».
Cellulari, mezzi pubblici, sigarette: Debrett's ha un consiglio per ogni dubbio:
MEZZI PUBBLICI
- essere tolleranti (non mostrare insofferenza se qualcuno ci infastidisce col cellulare)
- cedere il posto alle donne in gravidanza e agli anziani
- scusarci se si finisce addosso a qualcuno, sorridere se subiamo l'urto
- non truccarsi in metropolitana
- rimettere in ordine il sedile dell'aereo
- non far scalciare i bambini
- non fare rumore bevendo
- non parlare ad alta voce in aeroporto
POSTO DI LAVORO
- non fumare vicino alle donne
- non usare e-cig (denotano deconcentrazione)
- non navigare sui social network
- evitare alimenti con odori forti
- tenere la scrivania in ordine senza invadere gli spazi dei colleghi
- ricordarsi le ricorrenze del vicino
- non assediare né ignorare il capo
- non essere troppo sinceri, nemmeno quando ci viene chiesto
Famiglie in difficoltà: Ecco i 5 Bonus 2015 da non perdere
La legge di stabilità tra richiami Ue e lettere del Tesoro approvata lo scorso 15 ottobre dal Consiglio dei Ministri prevede 5 bonus per il 2015 che riguardano i neonati, mobili ed elettrodomestici, ristrutturazioni e risparmio energetico, 80 euro e mini imprese. In alcuni casi, come in quello degli 80 euro il bonus scatta in automatico in busta paga per altri invece bisogna fare una richiesta. Proviamo a capire dunque quali sono i 5 bonus da non perdere.
Bonus neonati - E’ l’ultimo, in ordine di tempo, provvedimento annunciato da Matteo Renzi. La platea a cui è rivolta è quella dei bambini che nasceranno tra il 2015 e il 2018. Va fatta domanda all’Inps e il bonus vale solo per le famiglie il cui reddito aggregato non superi i 40mila euro. Al momento sono stati stanziati 200 milioni. Bisogna fare attenzione nella presentazione della domanda perché il bonus è ad esaurimento.
Mobili e d elettrodomestici – Fino al 31 dicembre 2015 è prevista in legge di stabilità una detrazione fiscale del 50% sull’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici da sfruttare su 10 anni. Attenzione però. Come spiega il Sole 24 Ore la detrazione sui mobili potrà essere sfruttata solo da chi ha eseguito ristrutturazioni edilizie in casa per interventi che danno diritto al bonus del 50 per cento. Dopo la lunga sequela di modifiche tra la legge di stabilità dello scorso anno e decreti successivi il Ddl di Stabilità 2015 mette in chiaro che le spese per i mobili sono conteggiate «indipendentemente dall’importo delle spese sostenute per i lavori di ristrutturazione.
Ristrutturazione e risparmio energetico – Gli sconti fiscali per le ristrutturazioni in casa e per il risparmio energetico negli edifici restano per tutto il 2015. Il testo del Ddl di Stabilità inviato al Parlamento prevede che dal 2016 si torni bruscamente al 36%, senza aliquote intermedie di passaggio.
Bonus Irpef - E’ il bonus da 80 euro. Con la manovra viene stabilizzato. Vale per chi ha un reddito non superiore a 24mila euro, e decresce gradualmente con l’aumentare del reddito (fino a 26mila euro). Il bonus arriva direttamente in busta paga, ma sotto forma di detrazione e riguarda circa 10 milioni di italiani.
Bonus alle mini-imprese – Sgravi e sconti anche per artigiani, commercianti e professionisti con redditi bassi cambia il regime dei minimi. L’imposta sostitutiva a cui saranno soggetti passa dal 5 al 15%, ma a questo aumento si contrappone un bonus extra per le nuove attività.
Quanto guadagnano i dirigenti amministrativi in Italia?
All’ultimo posto vi sono invece i dirigenti amministrativi del Servizio sanitario nazionale, con 82.312 euro l’anno. Pertanto, i primi percepiscono una retribuzione corrispondente al 167,6% in più rispetto agli ultimi.
A far lievitare gli stipendi è la parte accessoria del trattamento. La Corte dei Conti spiega che il trattamento economico è costituito da due componenti che corrispondono a una parte fissa e una parte accessoria.
Quest’ultima è la componente che permette di fare la differenza, facendo aumentare la retribuzione. In alcuni casi infatti, come ad esempio quello dei dirigenti INPS, la parte accessoria corrisponde al 129,2% del compenso fisso e al 56% del trattamento complessivo.
Ovviamente, non tutti i dirigenti percepiscono il medesimo ammontare, che infatti subisce delle sostanziali variazioni in base alla fascia di appartenenza del soggetto.
Per quel che concerne i dirigenti di prima fascia, la retribuzione base va da un minimo di 96.097 euro fino a un massimo di 99.005 euro. Ciò che cambia è la parte da sommare allo stipendio base: questa infatti oscilla da un minimo di 59.773 euro degli enti di ricerca a un massimo di 124.202 euro per gli enti pubblici non economici, tra cui figura anche l’INPS.
In generale, se alla retribuzione base di 96.097 euro si aggiunge il trattamento variabile di 124.202 euro, il reddito complessivo per i dirigenti di prima fascia dei enti pubblici non economici raggiunge la ragguardevole cifra di 220.299 euro.
A questi fanno seguito i dirigenti delle agenzie fiscali (Entrate, Demanio, Territorio, Dogane e Monopoli) il cui trattamento base di 97.073 viene sommato a 115.700 euro per un totale di 212.773 euro. E in fine vi sono i dirigenti della presidenza del Consiglio dei ministri, che hanno 99.005 di stipendio base e 85.721 di trattamento variabile, quote che sommate portano all’ammontare di 184.726 euro.
Infine, al quarto posto, troviamo i dirigenti dei ministeri, con 97.829 euro di reddito base che si sommano i 77.845 euro di trattamento variabile, per un totale di 175.673 euro.
Per concludere, vi sono i dirigenti degli enti di ricerca il cui stipendio base è di 96.154 euro che, sommato alla quota variabile di 59.773 euro, porta a un totale di 155.927 euro.
La seconda fascia è costituita da diverse categorie che, comprendono anche i dipendenti delle Università, quelli degli enti locali e territoriali e i dirigenti amministrativi del SSN.
Il primo posto va ai dipendenti degli enti pubblici non economici con 135.295 euro (di cui 58.682 di trattamento fisso e 76.613 di variabile), vi sono poi i dirigenti delle agenzie fiscali, con 113.922 euro (59.174 euro di trattamento fisso e 54.748 euro di variabile), i dipendenti delle regioni con 104.325 euro (46.653 euro fissi e 57.672 euro variabili), i dirigenti degli enti di ricerca con 100.524 euro (60.838 euro fissi più 39.686 euro variabili).
Scendono sotto le sei cifre le retribuzioni dei dirigenti dell’Università con 98.808 euro (60.985 euro fissi e 37.823 euro variabili); a questi fanno seguito i dipendenti della presidenza del Consiglio dei ministri, con 97.793 euro (59.394 euro fissi e 38.400 variabili). Percepiscono 94.571 euro (46.270 euro fissi e 48.301 euro variabili) i dirigenti in servizio presso i comuni; è invece pari a 85.544 euro (58.654 euro fissi e 26.890 euro variabili) la retribuzione dei dirigenti che lavorano nei ministeri; mentre per i dirigenti amministrativi del SSN si parla di 82.312 euro (53.187 euro fissi e 29.125 euro variabili).
Per concludere, Corte dei Conti controllato anche il tipo di assunzioni di questi dirigenti, che possono essere a tempo indeterminato e a tempo determinato. I primi sono in totale 12.836 (di cui 494 di prima fascia e 12.342 di seconda fascia). Del secondo gruppo fanno invece parte 3.542 unità (di cui 76 di prima fascia e 3.466 di seconda fascia). In totale i soggetti sono 16.378.
Arriva il 730 precompilato: novità per pensionati e dipendenti
Verrà spedito online dall'Agenzia delle Entrate entro il 15 aprile. Ci
saranno dati delll'anagrafe tributaria e inviati da enti terzi
Nel documento - che dovrà essere prodotto entro il 15 aprile del prossimo anno - saranno contenuti i dati dell'anagrafe tributaria (anagrafica, parenti a carico, immobili e terreni posseduti), ma anche quelli trasmessi da parte di soggetti terzi - come banche, assicurazioni ed enti previdenziali - e quelli contenuti nelle certificazioni dei sostituti d’imposta.
COME FARE. Il cittadino potrà accettare la dichiarazione o modificarla, rettificando o aggiungendo dei dati, ma espondendosi probabilmente a una maggiore probabilità di controllo. La scadenza per la presentazione è fissata al 7 luglio.
Dal 2016 invece l'automazione diventerà ancora più elevata con l'inserimento dei dati relativi alle spese sanitarie comunicati direttamente da farmacie e Asl, mentre entro due anni il documento dovrebbe essere praticamente completo.
ALTRE NOVITA'. Tra le altre novità, non sarà più obbligatorio presentare la dichiarazione quando l’eredità, devoluta al coniuge e ai parenti in linea di retta ha un valore inferiore a 100 mila euro.
Inoltre, non sarà più necessario comunicare alle Entrare i lavori ammessi alla detrazione per il bonus energia.
PROFESSIONISTI E IVA. Vitto e alloggio per i professionisti non costituiscono compensi in natura: quindi non andranno riaddebbitati in fattura al committente e non dovranno più essere detratti dall'ammontare come costo deducibile.
Azzerati, però, gli adempimenti per i rimborsi Iva fino a 15 mila e non più fino a 5 mila euro 5.000 euro) e non vengono posti limiti all’ammontare dei rimborsi in favore dei contribuenti «non a rischio»
Sale il limite per le operazioni con i paradisi fiscali (10 mila euro), mentre vengono semplificate le dichiarazioni di società che non hanno sede in Italia.
Per aiutare le sponsorizzazioni, è prevista una detrazione del 50% per prestazioni, pubblicità e finanziamenti ad associazioni senza scopo di lucro, sportive dilettantistiche e pro-loco.
giovedì 30 ottobre 2014
Zuckerberg parla cinese, applausi dagli studenti a Pechino
Il cofondatore di Facebook Mark Zuckerberg ha sorpreso il pubblico che lo ascoltava alla Tsingua University di Pechino, rispondendo in cinese ad alcune domande. "Da jia hao" (buon giorno a tutti) ha esordito, accolto da uno scroscio di applausi. In seguito Zuckerberg, che ha 30 anni, ha risposto a tutte le altre domande che gli sono state rivolte in mandarino, spiegando di aver imparato la lingua perchè ha sposato nel 2012 Priscilla Chan, di origini cinesi. Il co-fondatore del popolare social network - che in Cina è bloccato dalla censura ed è accessibile solo attraverso i 'virtual private network', che si collegano a server situati in altri paesi - ha incontrato Chen Jining, il preside della prestigiosa università pechinese.
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